Ogni contenuto obbliga a pensare, e questo è un bene, ma diventa un disastro quando il pensiero si trasforma in rinvio.

Scrivere come registrare un podcast hanno un limite umano: non posso accelerarle all’infinito. Quel limite costringe a rallentare e quindi a riflettere. Il problema è che la riflessione non ha un timer incorporato. Nessuno stabilisce quando “ci ho pensato abbastanza”. È lì che nascono gli alibi: continuo a rielaborare, perfeziono dettagli e intanto non succede nulla.

All’estremo opposto c’è l’azione automatica in cui ripeto lo stesso schema e smetto di prendere decisioni vere. Quando creiamo contenuti in questo modo non stiamo aggiungendo nulla di significativo.  

In entrambi i casi perdiamo il punto centrale su cui dovremmo restare vigili: i contenuti servono a muovere persone in carne e ossa verso azioni reali.

 

Alcune attività, 4 in particolare, possono aiutarci a tenere in equilibrio pensiero e azione. Sono semplici e scomode e infatti funzionano. 

 

1. inserire con regolarità elementi che escono dalla prevedibilità, così la testa resta sveglia e il pilota automatico non prende il controllo. 

2. testare i confini con richieste che obbligano chi mi segue a decidere, perché l’attenzione passiva non dimostra nulla. 

3. fare proposte commerciali in modo ripetuto e leggibile, perché la fiducia non si trasforma in acquisto per gratitudine. 

4. creare situazioni che generino numeri da analizzare perché i dati di consumo passivo non sono rappresentativi.

 

Il punto è fare in modo che ogni fase del lavoro richieda una scelta e produca una conseguenza. Pensiero e azione devono restare sempre agganciati.