ANSA.it pubblica ogni giorno oltre 3500 notizie, più di 2 al minuto, e ogni aggiornamento viene presentato come se fosse indispensabile per la nostra sopravvivenza.

Molti professionisti e piccole imprese, scivolano senza accorgersene dentro la stessa logica con aggiornamenti incessanti che devono sembrare sempre urgenti e vitali.
Il problema è semplice: noi non siamo nati per dare le notizie, non abbiamo una redazione e soprattutto non è questa la strada che ci avvicina ai clienti.

Se impostiamo il rapporto con il pubblico come se fossimo una piccola ANSA di settore, creiamo un’aspettativa che non potremo mai sostenere.
Significa mettersi in una gara che non vinceremo mai.

C’è però una cosa che cambia il modo in cui possiamo usare i contenuti, ed è la distinzione tra ciò che deperisce subito e ciò che resta valido negli anni.
Tra tutte le notizie pubblicate durante un giorno pochissime restano sensate a distanza di pochi mesi e sono solo quelle che trattano un principio o una chiave di lettura che continua a funzionare.

Per noi il campo di gioco è esattamente questo: smettere di rincorrere le novità e iniziare a costruire contenuti che possano reggere qualche anno senza diventare irrilevanti dopo poche settimane.
Un’ora spesa per registrare un contenuto che avrà senso anche tra qualche anno è un investimento, la stessa ora dedicata a commentare l’ennesimo microaggiornamento del giorno rischia di essere una grande fatica che non ripaga.

Per riuscirci dobbiamo individuare pochi enunciati che definiscono il nostro modo di vedere il mestiere, il mercato, i clienti, e usarli come punti fermi attorno a cui far girare tutto il resto. Dovrebbe nascere così un calendario editoriale.
Quei principi funzionano come monumenti dentro la nostra comunicazione: tutto il traffico di news passa e cambia direzione mentre quel riferimento resta solido. Deve essere facile da ritrovare ogni volta che qualcuno ha bisogno di capire da che parte stiamo.

C’è anche un effetto collaterale utile: chi cerca l’aggiornamento continuo si allontana da solo perché capisce che non troverà quello che vuole.
Questo filtro è prezioso perché un cliente che pretende la velocità delle notizie ci trascinerebbe in una relazione sbilanciata fatta di urgenze.

La via d’uscita non è diventare più rapidi nel produrre contenuti, ma accettare di non correre quella gara e posizionarci su un altro terreno, quello delle idee che non si consumano.