Perché i testi scritti "bene" dall'AI non vendono
Ho letto su Treccani.it un articolo di Floriana Sciumbata dedicato ai testi prodotti con l'intelligenza artificiale e al ruolo determinante che gioca la nostra padronanza della lingua (saper scrivere e saper leggere). L'articolo non è legato in modo diretto ai contenuti che utilizziamo per fare marketing, ma io ci ho trovato molte considerazioni utili che mi hanno dato l'idea per questa puntata. Per prima cosa mi è tornato davanti agli occhi un criterio che molti saltano in merito al rapporto tra AI e scrittura nel marketing.
Il problema non è se la macchina scrive "bene", perché l'elemento stilistico non è un parametro di efficacia. A noi - micro imprese e professionisti - interessa l’effetto sul lettore.
Un testo vale quando sposta il lettore a fare un passo e quando quel passo è coerente con ciò che vendiamo.
L’intelligenza artificiale rende facile confondere fluidità con sostanza, perché costruisce frasi che suonano corrette e ci dà l’illusione che dietro ci sia conoscenza.
Quell’illusione è pericolosa, perché un testo può sembrare credibile e restare vuoto, oppure contenere dati errati che non riconosci se non sai verificare.
Se mi affido alla macchina senza un messaggio chiaro e senza un percorso logico che porta alla decisione, sto producendo testi eleganti che non muovono nulla.
La macchina può rifinire e migliorare un'idea, ma non può inventare la mia intenzione, e non può collegare il testo alla realtà del cliente se queste informazioni non vengono fornite.
Per questo il prompt non andrebbe inteso come una domanda (chiedo alla macchina...) ma una delega completa che definisce destinatario e trasformazione, insieme al contesto che rende quella trasformazione necessaria.
Quando queste cose mancano, la macchina riempie i vuoti con la media del linguaggio disponibile, e il risultato assomiglia alle comunicazioni che stanno saturando il mercato.
Il rischio cresce nel tempo, perché l’ecosistema si nutre anche di testi generati, e l’appiattimento rende sempre più difficile emergere e farsi ricordare.
Evitare questo problema è possibile, serve mantenere sensibilità critica e definire tutti gli elementi chiave che trasformano un semplice contenuto in uno strumento di marketing perché un testo che scorre e che "suona" come professionale non basta per avvicinare i clienti.
Questi i punti chiave dell'articolo di Floriana Sciumbata Perché bisogna sapere bene l'italiano per interagire con l'Intelligenza Artificiale:
La comodità dell’IA riduce lo sforzo, ma può ridurre anche la sensibilità critica.
Fluidità non significa qualità né verità.
La scrittura è relazione e responsabilità, non solo meccanica linguistica.
Il prompting è un atto linguistico consapevole.
L’ecosistema dell’IA dipende dalla qualità dei testi umani.
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