Scegliere anche una sola parola significa prendere una direzione.

Non ci pensiamo quando creiamo contenuti ma è così, perché la forma e la sostanza dei contenuti che creiamo determina il luogo in cui arriveremo. Come persone e come imprese.

A un certo punto fare contenuti smette di essere una questione di regole e diventa un'attività di ricerca personale. Anche se la finalità resta quella di avvicinare i clienti, in tutto quello che comunichiamo appare una traccia del nostro modo di pensare e di stare nel mondo. È un mix tra le parole che scegliamo, il ritmo con cui costruiamo i passaggi e la nostra posizione su piccole e grandi questioni. Quei contenuti siamo noi e la loro forma dovrebbe rappresentarci in modo fedele.

All’inizio è normale fissarsi sul “come si fa”, perché senza una base tecnica il contenuto non prende forma. Poi però la manualistica da sola non basta. La perfezione standardizzata funziona in fabbrica, non nel marketing dove l'obiettivo è quello di distinguersi.

 

Qui arriva la parte concreta: devo ragionare sui numeri, che restano un metro di giudizio universale, ma anche sulla sensazione di comfort o disagio. I contenuti sono un viaggio lungo e l'unico modo per farlo è rendere il viaggio comodo. Dobbiamo essere a nostro agio con la forma di contenuto che scegliamo di creare. 

Perché è quando troviamo una forma che ci rappresenta che il contenuto diventa sostenibile. Da quel punto in poi il rischio non è più l’errore tecnico, ma la pigrizia. E qui serve un metodo semplice: mantenere una base solida testando sempre qualcosa di nuovo. Questo ci aiuterà a non trasformarci nella fotocopia di noi stessi perdendo efficacia.